ALDA MERINI
splendida, impossibile,coraggiosa,
il corpo potente abbandonato
tutto il dolore, avvolto nelle parole
La tua mente è unica ti regalo una poesia
ti vendo una poesia, diecimilalire... è poco
ma io sono pazza, sono pazza, pazza,
la sofferenza diviene parola, poesia dell'ombra
l'amore diviene parola, poesia
Di tutti quegli uomini rapaci
ricordi soltanto l'amore,
e paura, e figli perduti
rapiti nel mistero del tuo dolore
Ed ora ti ricoprono di parole
come un sudario
splendida poetessa,
meritavi il nobel, meritavi
la vita, meritavi amore
ascolto e rispetto.
Inquietante e pazza,
facevi un po' paura
con la parola senza schermo
con lo sguardo diretto e disperato
il corpo non celato....
La nostra misura di una impossibile
normalità pacificata
Nicoletta Crocella
RESISTENZA,
Io mi chiamo fuori
il malessere che mi prende alla gola
questo senso di estraneità che mi fa sentire lontana
la sofferenza taciuta di persone vessate
Non lo so, se questa si chiama non violenza
non lo so, mentre l'inutile pianto di tutte le madri
si scontra contro le scelte dei potenti insensibili.
Con ottusa millanteria mentono, dicono, ordinano
portare la pace, con la forza degli eserciti
con il sibilare dei proiettili, e fragore dei bombardieri.

Non lo so, se questa si chiama non violenza
questo malessere che mi prende la gola
Le dita sottili della madre volavano
ricamando il vestito per la festa
che divenne la bara della bambina
straziata da una stupida bomba
gesti fatti per la vita stravolti da ingiurie e morte
Le insensibili macchine fermano il cibo
che dovrebbe sostenere il lavoratore
vessato nella sua giornata senza respiro
spremuto a Ramallah, ucciso a Gaza
sepolto sotto i tunnel che salvano dalla fame
Non lo so se si chiama non violenza
questo malessere che mi prende la gola
Bruciano i corpi avvelenati dall'incendio dei gas
del petrolio che porta moneta sonante
Camminiamo su un mare di cadaveri,
le nostre città militarizzate, rondate, sorvegliate, normalizzate
centri di smorta parodia di vita,
impossibili scambi e relazioni,
ogni gesto un sospetto, una categoria
migrante, straniero, povero, senza casa, zingaro,
prostituta, stupratore, assassino, ubriacone, drogato
ragazza, ragazzo, uomo, donna, anziana, anziano
bambina, bambino - speranza, futuro spento, violenza
La movida, niente vetro nelle serate stupide,
i marciapiedi sporchi, di tentativi di vita
e rumore, rumore a coprire il pensiero
distorcere in risata l'urlo, il dolore
Non lo so se si chiama non violenza
questo malessere che mi prende la gola
questo senso di estraneità che mi chiama fuori
oltre le vostre regole assassine, oltre le leggi ingiuste
No, non scriverò ancora ai sordi potenti
lettere che invocano la responsabilità, il rispetto, il diritto...
Non scriverò inutili lettere, che non volete sentire
Siete voi i responsabili, ed io vi chiamo
al tribunale della storia, del diritto, giustizia, amore
ed io mi chiamo fuori, io faccio obiezione
io mi fermo qui, a giocare con i bimbi
a disegnare sui muri, a scrivere, a leggere...
Ad altri, non a voi, racconto storie, raccolgo speranze
immagino mondi...
Ad altri, ad altre, le donne e gli uomini
che camminano in questo mondo, non ostante voi
non ostante la violenza, i check point, le armi
la deterrenza, gli idranti, ...
le persone inutili, i soprannumerari senza diritti
che difendono una valle, un ponte, un fiume, un bosco,
un pezzo di città, un mondo.
Io mi chiamo fuori, faccio obiezione da voi e torno
al mondo dei vivi, inutili, soprannumerari, non organici
al sistema dello sfruttamento di tanti per il bene dei meno
e mentre bruciate montagne di risorse,
chiudete cammini, fabbriche, scuole, licenziate, tacete
noi staremo fuori oltre le vostre cittadelle
fortificate, asservite, decorosamente morte
resisteremo oltre voi
Nicoletta Crocella
"Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti.
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli,
uno sciopero che nasca in ogni corpo.
Voglio uno sciopero
di operai, di colombe
di autisti, di fiori
di tecnici, di bambini
di medici, di donne.
Voglio un grande sciopero,
che arrivi sino all'amore.
Uno sciopero dove si fermi tutto,
l'orologio, le fabbriche
lo stabilimento, le scuole
l'autobus, gli ospedali
la strada, i porti.
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci.
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare,
uno sciopero dove nasca il silenzio
per ascoltare i passi
del tiranno che si allontana".
[Ringraziamo Barbara Romagnoli (per contatti: barbara0romagnoli@gmail.com) per questo contributo .
La poesia di Gioconda Belli, "Huelga", fu scritta a Citta' del Messico nel 1976
ed e' stata pubblicata nela raccolta Linea del fuego nel 1978]
CON HAMAS NON PARLEREMO MAI!!
apertura dalla nuova Amministrazione!
La donna che volle essere la prima, ora
segretario di Stato del futuro governo del mondo
non ha dubbi: che importa se insieme ai “terroristi” di Hamas muore un popolo intero?
Si fa la guerra ai bambini,
si lacerano corpi indifesi
Indifferenza per le umane sorti
Hamas no,
con Hamas non si può parlare!
Per mantenere l'equilibrio nel mondo
e sostenere il Potere si può infine
avere colloqui con chi fino a ieri
era stato canaglia, feccia del mondo
sostenitore di terroristi....
ma Hamas no,
con Hamas non si può parlare!
lasciamo continuare la mattanza
facciamo strame di corpi e poi
ci fermeremo inorriditi a guardare ancora
un olocausto violento
Ne daremo la colpa alle vittime:
con Hamas no
con Hamas non si può parlare!

Durante un presidio per Gaza
Passeggiate tranquilli
non vi disturberemo
con fragor di bombe
e lamenti di bimbi
Chiudete le frontiere,
le finestre, le porte!
Il televisore acceso
allegria artificiale,
sguaiata di corpi e risate
immagini di eccidi,
orrore di stragi
un po' di eccitazione
nelle vostre ordinate giornate
tranquilli a tavola bevete
il sangue che cola nel ragù
Laceri pezzi di corpi
che furono gente
rimangono confinati
tra chiacchiere e pubblicità
TRE ORE AL GIORNO DI TREGUA
a consentire il soccorso
di chi hanno ferito
a nutrire, chi hanno affamato
seppellire, chi hanno ucciso
La notizia un sollievo, l'animo lieve
lo sguardo sereno si volge
ai bimbi che giocano
la calza della befana
colma di doni, gli amori, la vita,
LA TREGUA SCADE. come ogni giorno
le bombe continuano a cadere
pioggia di fuoco da navi e carri
ma il rombo non scuote
l'ignavia dei giorni
Il sorriso tranquillo,
le strade delle compere
i saldi della crisi che altrove fa danni
scatenano la festa
Il fastidio della bandiera
che sola sventola desolata nella sera
parole seccate, ad allontanare un disturbo
siamo noi i colpevoli!
sparuto gruppo a testimoniare
fragile denuncia di solidarietà
spaventato gruppo che teme
di esagerare, parole forti, frasi pesanti...
poco educato il nostro dire
Le bombe cadono sulle nostre giornate,
volano stracci di corpi, parole ferite
Prosegue indifferente il passeggio
della gente per bene che non vuole
disturbi o tensioni.